Non potare l’ulivo in questo modo: ecco l’errore che blocca la produzione di olive

C’è un momento, davanti a un ulivo, in cui viene naturale pensare: “Se taglio di più, lo rimetto in ordine e produrrà meglio”. È proprio lì che nasce l’errore che, senza accorgersene, può bloccare la produzione di olive per più stagioni.

L’errore che sembra “giusto” ma spegne la fruttificazione

L’equivoco più diffuso è la potatura troppo severa, soprattutto con tagli intensi sulla parte alta della chioma. La sensazione è quella di “alleggerire” e far entrare luce, ma l’ulivo non la vive come una cura estetica: la vive come uno stress.

Quando si toglie tanta vegetazione in cima, si crea uno squilibrio tra chioma e radici. Le radici continuano a spingere energia come prima, ma sopra non c’è più abbastanza struttura per gestirla in modo equilibrato. Risultato? La pianta reagisce come fanno gli esseri viventi quando devono sopravvivere: ricostruisce, non fruttifica.

La reazione dell’ulivo: tanti succhioni, poche olive

Dopo un taglio drastico, spesso succede una cosa molto riconoscibile: compaiono molti succhioni, quei rami verticali, vigorosi, che partono decisi verso l’alto. Sono spettacolari per crescita, ma pessimi per la resa in frutti, perché si comportano come “spugne” di energia.

In pratica, l’ulivo dirotta risorse su:

  • ricostruzione della massa vegetativa
  • produzione di rami forti ma poco fruttiferi
  • rinvio della fioritura a tempi migliori

E così la conseguenza più frustrante diventa realtà: meno olive per più anni di fila, non solo per una stagione.

“Pulire troppo” l’interno: l’altro errore che costa caro

C’è poi un secondo sbaglio che vedo fare spesso: “ripulire” troppo l’interno della pianta, quasi svuotandola. L’idea è far passare aria e luce, ma se si esagera si eliminano rami utili e si altera l’equilibrio produttivo.

Attenzione però, perché anche l’opposto è dannoso: una chioma troppo fitta riduce la luce interna e porta a:

  • meno fiori e meno frutti
  • maturazione irregolare
  • produzione concentrata solo all’esterno, dove arriva il sole

Il punto non è “svuotare” o “lasciare tutto”, è mantenere una chioma arieggiata ma continua, senza strappi.

Il fraintendimento più costoso: scambiare i rami produttivi

Qui arriva il dettaglio che fa la differenza. Molti confondono i succhioni con i rami fruttiferi: lasciano i verticali “perché sono belli forti” e tagliano quelli più inclinati o orizzontali. E invece, spesso, sono proprio i rami più orizzontali quelli che portano meglio la produzione.

Per orientarti, tieni a mente questo schema semplice:

  1. Rami verticali vigorosi: tanta crescita, poca fruttificazione, spesso da contenere o gestire.
  2. Rami inclinati o orizzontali: più predisposti a fiorire e portare olive.
  3. Rami ben distribuiti: luce e aria, senza buchi e senza “muraglie” di vegetazione.

La logica è quella della potatura: non togliere “a caso”, ma guidare la pianta verso una forma stabile e produttiva.

Cosa succede quando si sbaglia: effetti immediati e a lungo termine

Gli errori di taglio non si pagano solo in quantità, ma anche in qualità e regolarità produttiva. In genere si vedono tre conseguenze:

  • Calo della quantità: la pianta investe in legno e foglie, non in frutti.
  • Qualità peggiore: olive meno uniformi, spesso con riflessi anche sulla qualità dell’olio.
  • Alternanza di produzione: anni “carichi” seguiti da anni quasi vuoti, con una gestione sempre più difficile.

Il momento giusto: quando potare (e quando no)

Un ulivo non va trattato come una siepe. Il timing conta tantissimo. La potatura, in generale, si fa nel riposo vegetativo, tipicamente tra febbraio e marzo (variando in base al clima locale).

Da evitare, invece, la potatura estiva in piena attività vegetativa: in quella fase l’ulivo sta costruendo riserve e struttura, e un taglio importante può aumentare stress e ricacci inutili.

La regola pratica che risolve il mistero del titolo

Se vuoi una frase che ti rimanga in testa, eccola: non “accorciare” l’ulivo dall’alto come se stessi abbassando un tetto. I tagli troppo severi in cima sono l’errore che più spesso scatena succhioni e frena la produzione.

Meglio pochi interventi mirati, equilibrio tra pieno e vuoto, e rispetto dei rami che davvero portano frutto. L’ulivo non chiede drasticità, chiede continuità. E quando gliela dai, te la restituisce in olive.

Redazione Notizie in Sella

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