C’è un gesto che tanti fanno “di pancia”, appena finita la raccolta: prendere le forbici e sistemare l’ulivo. Sembra logico, quasi liberatorio. Eppure è proprio lì che si nasconde l’errore che, anno dopo anno, può farvi chiedere perché l’albero fiorisce meno e l’olio cala. La verità è semplice e un po’ scomoda: tra ottobre e gennaio, meglio tenere le lame in tasca.
Perché tra ottobre e gennaio è il momento peggiore
L’ulivo, anche se lo vediamo sempreverde e resistente, in inverno entra in una fase delicata di riposo vegetativo e gestione delle riserve energetiche. La potatura, invece, manda un messaggio opposto: “riparti, emetti nuovi germogli, riorganizza la chioma”.
In questo periodo i tagli:
- restano aperti più a lungo, perché la cicatrizzazione è lenta con temperature basse
- rendono i tessuti intorno alla ferita più esposti a freddo e umidità
- possono innescare una risposta di crescita che poi viene colpita da una gelata improvvisa
Il risultato non è solo estetico (rami “bruciati” e seccumi), ma soprattutto produttivo.
Ottobre e novembre: l’illusione “post raccolta”
Dopo la raccolta viene naturale “ripulire” la pianta. Il problema è che ottobre e novembre possono essere ancora miti di giorno e già freddi di notte. La potatura in questa finestra è particolarmente rischiosa perché:
- i tagli rimangono esposti alle prime basse temperature invernali
- la pianta può essere stimolata a produrre nuovi germogli, che sono teneri e facili da danneggiare
- in condizioni umide, i rami appena tagliati diventano più vulnerabili a funghi e batteri
In pratica, si apre una porta quando fuori sta iniziando la stagione peggiore per “guarire”.
Dicembre e gennaio: il rischio gelate non perdona
Qui il pericolo si fa più netto, soprattutto al centro-nord, dove le temperature possono scendere sotto i 2-3 °C e le gelate residue sono frequenti.
Potare in dicembre o gennaio significa esporre l’albero a:
- Danni da freddo sui tessuti attorno ai tagli, che possono necrotizzare
- Maggiore sensibilità agli sbalzi di temperatura, perché il taglio può stimolare gemme che non dovrebbero ancora muoversi
- Una difesa più costosa in termini di energia, l’ulivo consuma riserve per proteggersi invece di preparare la stagione successiva
È come chiedere a qualcuno di correre mentre sta ancora cercando di scaldarsi.
Anche estate e tarda primavera: quando “troppo caldo” diventa stress
L’altro errore comune è potare in tarda primavera o in piena estate, magari “perché c’è tempo” o perché si vuole contenere la chioma.
In realtà, in quei mesi l’ulivo è in piena attività: fotosintesi alta, traspirazione intensa, equilibrio tra vegetazione e fruttificazione. Una potatura in quel periodo può causare:
- stress fisiologico e rallentamento
- squilibri tra chioma e radici
- maggiore esposizione al sole dei rami interni, con rischio di disseccamenti
Insomma, non è il momento di togliere “ombrello e ventilazione” alla pianta.
Cosa rischiate davvero: i danni più frequenti
Quando la potatura capita nel periodo sbagliato, i segnali arrivano spesso con calma, e proprio per questo è facile sottovalutarli. Ecco gli effetti più tipici:
- Indebolimento generale, con maggiore suscettibilità a malattie e infestazioni
- Cicatrizzazione lenta, le ferite restano attive più a lungo
- Perdita di riserve, energia spesa per difendersi invece che per fioritura e allegagione
- Riduzione della produzione, meno fiori, meno olive, meno olio
E sì, può cambiare anche la qualità della chioma: più ricacci disordinati, meno rami fruttiferi ben strutturati.
Il periodo giusto: fine febbraio, inizio marzo (quasi sempre)
La finestra più sicura, in generale, è tra fine febbraio e inizio marzo. In quel momento:
- il grosso del freddo è passato
- la pianta è ancora in riposo o quasi
- i tagli cicatrizzano meglio prima della fioritura
Nelle zone più fredde conviene spostarsi verso marzo pieno, nelle aree miti si può anticipare leggermente, ma l’idea resta la stessa: potare quando il rischio di gelate serie si sta chiudendo.
Mini-checklist per non sbagliare più
Prima di potare, fatevi queste domande:
- Le minime notturne restano stabilmente sopra i 2-3 °C?
- Sono previste gelate nelle prossime due settimane?
- L’ulivo è ancora “fermo” o sta già gonfiando le gemme?
- Il terreno è troppo umido (quindi più rischio di infezioni)?
Se due risposte vi mettono in dubbio, aspettate. In olivicoltura, la pazienza è spesso la tecnica migliore.
E se vi serve un’immagine semplice per ricordarlo: la potatura è una ferita controllata. E una ferita guarisce bene solo quando il corpo, o la pianta, è nelle condizioni giuste per farlo, proprio come insegna la potatura.




