Come gestire l’ansia da separazione nel cane: le tecniche più efficaci secondo gli educatori

A volte basta infilare le scarpe o prendere le chiavi perché il cane cambi faccia. Lo sguardo si fa vigile, il respiro accelera, magari inizia a seguirti come un’ombra. Se ti riconosci in questa scena, sappi che non sei solo, e soprattutto che si può intervenire in modo concreto, gentile e molto efficace.

Prima di tutto: cos’è (davvero) l’ansia da separazione

L’ansia da separazione nel cane non è “capriccio” e nemmeno dispetto. È una difficoltà emotiva reale nel gestire la distanza dalla figura di riferimento. Di solito si manifesta con:

  • abbaio o ululati quando resti fuori
  • distruzione (porte, cuscini, oggetti)
  • bisogni in casa anche se è abituato a farli fuori
  • agitazione, ansimare, salivazione, tentativi di fuga
  • iperattaccamento (ti segue ovunque, fatica a rilassarsi)

La buona notizia è che, secondo molti educatori, il cuore della soluzione sta in due pilastri: desensibilizzazione graduale e rinforzo positivo, spesso con un lavoro di controcondizionamento.

La tecnica regina: desensibilizzazione graduale (senza forzare)

Qui l’obiettivo è semplice da dire e delicato da fare: insegnare al cane che l’assenza non è un evento drammatico, ma una cosa normale.

1) Sgonfiare i “segnali di partenza”

Molti cani non vanno in crisi quando esci, ma già molto prima, quando inizi il tuo rituale. Per questo funziona ripetere più volte al giorno questi gesti, senza uscire:

  1. prendi le chiavi
  2. indossa cappotto o scarpe
  3. apri e richiudi la porta
  4. poi torna alla normalità, senza fare festa

Ripeti finché il cane resta indifferente. È un passaggio che spesso cambia tutto, perché spezza l’associazione “chiavi uguale panico”.

2) Micro assenze, poi aumenti

Inizia con assenze davvero brevi, anche solo 10 o 30 secondi. Rientra quando il cane è calmo, e premia subito con un bocconcino o una carezza tranquilla. Poi aumenti di poco: 1 minuto, 2 minuti, 5 minuti.

Un dettaglio fondamentale: se torni quando sta piangendo o graffiando, rischi di insegnargli che “fare casino ti fa tornare”. Meglio ridurre la durata e ripartire più facile.

Il passaggio spesso sottovalutato: sparire in casa

Prima di pretendere che regga un’ora da solo, aiutalo a tollerare la distanza anche con te in casa. Per esempio:

  • vai in un’altra stanza e chiudi la porta per pochi secondi
  • torna e ignora l’euforia, premia invece la calma
  • ripeti, allungando i tempi gradualmente

Nei cuccioli, con costanza quotidiana, si vedono progressi anche in 4-6 settimane. Nei cani adulti può volerci di più, e non è un fallimento, è solo una storia più lunga da riscrivere.

Routine, movimento e cervello occupato

Una routine stabile è come una coperta: rassicura. Se puoi, prova a:

  • uscire (più o meno) a orari prevedibili
  • fare una passeggiata o un gioco prima della separazione
  • aggiungere attività di fiuto o problem solving (anche 10 minuti)

Un cane fisicamente e mentalmente appagato tende a riposare invece di “montare” l’ansia.

Crea uno spazio sicuro (non una punizione)

Scegli un luogo dove il cane si senta bene: una stanza tranquilla o un recinto sicuro, con:

  • cuccia o coperta con il suo odore
  • acqua disponibile
  • giochi che può gestire da solo
  • temperatura e luce confortevoli

Se devi lasciarlo a un dog sitter, porta oggetti familiari. La continuità, per molti cani, vale più di mille parole.

Anche tu fai parte del training

Qui ci caschiamo tutti: saluti lunghi, “mi mancherai”, rientri teatrali. Invece funziona meglio:

  • uscire e rientrare con calma
  • evitare rimproveri per eventuali danni (aumentano l’insicurezza)
  • ridurre l’eccesso di attenzioni nei primi minuti del rientro, premiando quando si calma

Quando serve un professionista (e perché è una scorciatoia intelligente)

Se l’ansia è intensa, se ci sono autolesionismo, panico o peggioramenti nonostante settimane di lavoro, la scelta più efficace è un approccio integrato con un educatore cinofilo e un medico veterinario esperto in comportamento. A volte, in casi selezionati, anche un supporto farmacologico temporaneo può rendere il training finalmente possibile.

La promessa realistica è questa: non esiste la bacchetta magica, ma esiste un percorso. E quando lo imposti bene, il cane smette di temere la tua assenza e impara, passo dopo passo, a sentirsi al sicuro anche da solo.

Redazione Notizie in Sella

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