C’è un momento, prima ancora di accendere l’auto o prendere l’ascensore, in cui capisci che la battaglia è già persa: ti avvicini al trasportino e il gatto, fino a un secondo prima sonnacchioso, sparisce come fumo. Mi è capitato più volte, e la svolta è arrivata quando ho smesso di trattare quel “coso di plastica” come un oggetto da emergenza e ho iniziato a farlo diventare parte della casa.
Perché il trasportino sembra “il nemico”
Per molti gatti il trasportino è un segnale chiarissimo: succederà qualcosa di sgradevole. Visita dal veterinario, odori estranei, mani che li afferrano, movimento, rumori. Il problema non è il trasportino in sé, ma l’associazione.
Se lo tiri fuori solo due volte l’anno, il tuo gatto lo legge come una sirena. E più lo rincorri e lo infili dentro di forza, più quella paura si cementa.
Il trucco che funziona davvero (e perché)
Il trucco è semplice e, proprio per questo, potentissimo: trasformare il trasportino in una cuccia familiare, sempre disponibile, sempre “neutra”, spesso persino piacevole. Non è magia, è rinforzo positivo applicato con pazienza.
L’obiettivo è far pensare al gatto: “Lì dentro posso scegliere di entrare, e quando lo faccio succede qualcosa di bello”.
Il percorso a piccoli passi (senza fretta)
Qui vince chi va piano. Parliamo di giorni, a volte settimane, soprattutto con gatti adulti o con esperienze negative alle spalle.
1) Mettilo in casa, come fosse un mobile
- Posiziona il trasportino nella zona dove il gatto vive davvero, spesso soggiorno o corridoio “di passaggio”.
- Porta sempre aperta.
- Dentro, una coperta con il suo odore, o una maglietta usata da te, qualcosa che dica “casa”.
- Niente strattoni, niente tentativi di chiuderlo “solo per provare”.
Paradossalmente, più ti dimentichi del trasportino, più il gatto si avvicina.
2) Invito gentile: cibo, snack, parole morbide
- Spargi piccoli premi alimentari vicino all’ingresso, poi appena dentro, poi più in fondo.
- Premia ogni ingresso volontario, anche solo con una carezza se la gradisce.
- Se esce subito, va benissimo. L’importante è che abbia controllo.
Un dettaglio che fa la differenza: non infilare il cibo “a tradimento” e poi chiudere. Se lo fai, ricominci da capo.
3) La porta si chiude, ma per un soffio
Quando entra con tranquillità:
- Chiudi la porta per 2 o 3 secondi.
- Apri e premia.
- Ripeti, aumentando gradualmente a 10 secondi, poi un minuto, poi qualche minuto.
Se vedi segnali di stress (respiro accelerato, vocalizzi, tentativi frenetici), torna allo step precedente. La regola è: progressi piccoli, ma costanti.
4) Abituarlo al movimento, come un gioco
- Solleva il trasportino chiuso per pochi istanti, appoggialo, premia.
- Fai due passi in casa, premia.
- Poi prova in auto da ferma, solo sedersi dentro e uscire.
- Infine motore acceso, e micro tragitti intorno all’isolato.
In questa fase la tua calma è contagiosa. Movimenti lenti, voce bassa, niente “maratone” improvvise.
Viaggio sereno: prima e durante
Prima di partire
- Chiedi al veterinario se e quanto ridurre il pasto prima del viaggio, spesso si consiglia un intervallo di 8-12 ore per limitare nausea, ma dipende dal gatto.
- Fissa il trasportino con cintura o posizionalo stabile sul pavimento lato passeggero o sul sedile posteriore.
- Coprilo con un telo leggero per creare penombra, molti gatti si tranquillizzano.
Durante il tragitto
- Mantieni temperatura moderata e guida dolce.
- Evita musica alta e scossoni.
- Nei viaggi lunghi prevedi pause, acqua e, se necessario, una piccola lettiera portatile.
Gatti adulti: più tempo, stessi risultati
Con un cucciolo spesso basta poco. Con un adulto serve più pazienza, ma il metodo resta identico: ripetizione, coerenza, esperienze positive. Puoi anche associare il trasportino a mini sessioni di gioco vicino all’ingresso, così diventa parte di una routine piacevole.
Quando chiedere una mano
Se il gatto va in panico, si ferisce nel tentativo di uscire, o ha una storia di traumi, non insistere da solo. Un veterinario può valutare strategie aggiuntive e, se necessario, un supporto mirato per gestire l’ansia da trasporto.
Il punto, alla fine, è questo: non devi “convincerlo” con la forza. Devi solo dargli il tempo di scoprire che quel trasportino non è una trappola, ma un posto sicuro che, ogni tanto, porta anche a casa.




